DESERTIFICAZIONE BANCARIA E DIFFICOLTÀ DI ACCESSO AL CREDITO.

da | 16 Giu 2025

Le numerose fusioni fra istituti bancari sono una delle cause della continua crescita di piccole aziende e semplici cittadini che si ritrovano senza servizi bancari. Questa evoluzione è chiamata desertificazione bancaria ed è la conseguenza di diversi fattori.

La rivoluzione digitale ha cambiato il modo di usufruire dei servizi. L’uso di app e le transazioni digitali per effettuare le operazioni bancarie hanno ridotto la necessità di recarsi allo sportello. Questa trasformazione ha permesso una riduzione dei costi bancari che sommati a regolamenti bancari sempre più stringenti stanno rendendo meno sostenibile il costo delle filiali rendendo meno sostenibile tenerle aperte.

I primi a pagare il conto della desertificazione bancaria sono stati i paesi più piccoli e meno popolati che in genere pagano anche una diminuzione della popolazione e il suo invecchiamento.

Per cui l’effetto della digitalizzazione, l’aumento dei costi operativi e le politiche di riorganizzazione delle banche hanno causato la desertificazione bancaria.

La ripercussione di questo fenomeno è stata la contrazione delle opportunità di accesso al credito e la difficoltà di sviluppo specialmente di piccole imprese locali.

Il rapporto UILCA su questo fenomeno è a dir poco agghiacciante in quanto tra il 2019 e il 2024 sono state chiuse 4.557 filiali con una media di 76 sportelli a settimana. Nel 2024 sono diventate meno di 20.000 filiali su tutto il territorio nazionale. Fra le regioni più colpite dal fenomeno della desertificazione figurano Valle d’Aosta, Umbria e Sardegna. L’anno scorso sono stati 101 i comuni a rimanere senza sportelli bancari. In totale i comuni sprovvisti sono 3.381 pari al 42,8% del totale nazionale. E non si tratta solo di piccole o piccolissime realtà scarsamente popolate ma il fenomeno comincia a colpire anche comuni con diverse migliaia di abitanti, a rimanere senza sportelli è stato anche il comune di Trentola Ducenta che conta più di 20.000 abitanti. Il numero degli italiani che risiedono in comuni desertificati a superato i 4,6 milioni e il numero delle imprese ha superato le 282.600.  Le stime indicano in circa 11 milioni i cittadini privati dell’accesso al credito.

La conseguenza diretta è la sempre maggiore esclusione sociale e finanziaria. I cittadini che non hanno accesso alle tecnologie digitali, non hanno le adeguate competenze, vengono sempre più emarginati e la conseguenza è l’esclusione sociale. Considerando che i meno abbienti hanno anche scarsa disponibilità di mezzi per spostarsi e raggiungere filiali lontane, cadono in un circolo vizioso che li esclude di fatto dal credito, e di fatto gli impedisce ogni possibilità di sviluppo. Sempre secondo i dati UILCA, la chiusura degli sportelli bancari riduce l’attitudine agli investimenti.  Avere una banca di riferimento sul territorio per il 75,4% della popolazione influisce sulle decisioni finanziarie. La più grave forma di esclusione finanziaria dunque è la desertificazione.

Non avere una filiale sul territorio rende di fatto impossibile per le piccole imprese fare operazioni semplici tipo incassare assegni o pagare con denaro contate. La ridotta possibilità di accedere ai finanziamenti e la minore circolazione del credito produce esclusione creditizia. Per l’accesso al credito la valutazione del rischio collegato al prestito per assenza di garanzie o mancanza di storico sono barriere insormontabili. Il ricorso al credito favorisce la mobilità, la formazione professionale e lo sviluppo, ma con la desertificazione bancaria, le imprese vengono isolate, si sentono abbandonate e sfiduciate rispetto a una crescita futura. Allora sembra un cammino irreversibile, quali alternative restano a chi si trova in questa situazione e intende investire nella propria idea imprenditoriale?

LA SPERANZA SI CHIAMA FINANZA ETICA.

La tendenza del sistema bancario che si manifesta con la desertificazione è più redditività e meno sostenibilità sociale. La finanza etica si pone all’opposto e mette l’individuo al centro dell’attività creditizia. La finanza etica ha l’obiettivo di realizzare una crescita economica che generi benessere collettivo. Finanziando i soggetti “non bancabili” il MICROCREDITO rappresenta un valido esempio di finanza etica. Questo strumento permette l’erogazione di piccoli prestiti a microimprese con scarse garanzie o senza storico creditizio. Grazie al supporto di un tutor autorizzato al microcredito in Italia, l’accesso al credito diventa possibile. Si riducono notevolmente i tempi di erogazione si può avere la delibera a una richiesta di finanziamento in soli 5-10 giorni. Versatile, rapido da ottenere e personalizzato, il microcredito tiene conto del valore del progetto più che dei classici algoritmi finanziari. La conoscenza del mercato di riferimento e il valore del progetto sono determinanti nell’erogazione del prestito che può arrivare fino a un massimo di 100.000 € per le sole S.r.l. Diversa è la situazione per le altre forme societarie a esclusione delle S.p.A., che possono ottenere fino a 75.000 €. In questo modo, tutor iscritti all’albo presso l’Ente Nazionale per il Microcredito, stanno contribuendo a creare una finanza più etica e inclusiva. La loro attività di tutoraggio consente, inoltre, di massimizzare le risorse del prestito per favorire la sostenibilità del progetto finanziato nel lungo termine.